Essere e Avere

Prima di passare a trattare per sommi capi del rapporto tra Essere e Avere, tra individui e gruppi sociali è obbligo ricordare che, secondo studi portati avanti da Fromm, il tema dell’ autorità – in termini di “autorità razionale” e “autorità inibitoria” con una distinzione molto chiara tra autorità e autoritarismo – sta ad indicare una prima distinzione nella relazione interpersonale.

L’autorità non è una qualità: si riferisce al rapporto in cui una persona considera un’altra superiore a se stessa. L’autorità razionale è il processo per cui, un rapporto che nasce da una differenza gerarchica (esempio insegnante ed alunno), riconosce la superiorità effettiva dell’altro che non opera in termini di sfruttamento. E’ un rapporto in cui la parte superiore offre all’altra una serie di strumenti che le consentono di avvicinarsi al suo livello dunque un rapporto di scambio reciproco su base affettiva positiva. Si parla invece di autorità inibitoria quando il rapporto di sudditanza viene mantenuto e consolidato da chi ha potere.

Se prendiamo in considerazione le diverse forme di autorità (padrone-operaio, padre-figlio, moglie-marito) meglio i grandi temi della vita sociale in un’ottica psico-sociologica influenzata da  fattori culturali e sociali ci accorgeremo che ciò sta alla base dello sviluppo della personalità. Anche il conformismo dilagante nella società moderna, l’assunzione acritica e automatica dei modelli di comportamento proposti dalla società comportano l’annullamento della personalità dell’individuo. Si tratta di un meccanismo psicologico di difesa che serve per fuggire dalla paura e dalla solitudine, in ultima analisi dalla libertà. L’uomo cessa di essere un atomo isolato attraverso la libertà positiva con la realizzazione spontanea e completa della sua personalità e dei rapporti che lo legano agli altri come al lavoro e alla creatività.

Solo la libertà positiva garantirà la possibilità di un’ autentica democrazia mentre l’ alienazione, quale effetto del capitalismo sulla personalità umana, caratterizzerà i rapporti dell’uomo con il lavoro, con gli altri uomini, con le cose, con se stesso. In una società la cui principale preoccupazione è la produzione economica più che l’aumento della produttività creativa dell’uomo, l’uomo perde il predominio ed è estraniato dal mondo che egli stesso ha creato, dal suo governo, da se stesso. Se si lascerà che le tendenze attuali si sviluppino senza controllo, ne risulterà una società malata, costituita da uomini alienati. L’ipotesi di una società “mentalmente sana” in cui l’uomo sia il centro dell’interesse delle attività economiche e produttive evidenzia l’alternativa tra il sistema capitalistico e la dittatura totalitaria.

–  Avere è il modello tipico di una società industrializzata costruita sulla proprietà privata e sul profitto che conduce all’identificazione dell’esistenza umana con la categoria del possesso. Io sono le cose che possiedo, se non possiedo nulla la mia esistenza viene negata. In tale condizione l’uomo possiede le cose ma è vero  inversamente che le cose possiederanno l’uomo. L’identità personale, l’equilibrio mentale si fonda sull’avere le cose.

–  Essere è l’altro modo di concepire l’esistenza dell’uomo ed ha come presupposto la libertà e l’autonomia che finalizza gli sforzi alla crescita e all’arricchimento della propria interiorità.

L’uomo che si riconosce nel modello esistenziale dell’essere non è più alienato, è protagonista della propria vita e stabilisce rapporti di pace e di solidarietà con gli altri. Un gruppo fondato sull’essere, liberato dalla categoria dell’avere, garantisce a livello politico e nell’ambito del lavoro la partecipazione democratica di tutti gli uomini. Non si deve fuggire dalla libertà cedendola per combattere la solitudine sociale.

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