SIN, Valle del Sacco, emergenze ambientali

Rete La Fenice con Bonaviri, Comitato tecnico scientifico

Per noi della Rete le soluzioni ci sono e sono diverse dalle quattro chiacchiere al bar che finora siamo stati obbligati ad ascoltare. In questi mesi molto si è detto rispetto alle criticità ambientali a partire dal Lazio passando dalla provincia frusinate che vede nella Valle del Sacco e a Colleferro il fulcro dell’inquinamento della zona inquisita.
L’idea, che sembrerebbe partita dai tavoli tecnici della Regione Lazio, di creare una vasca di confinamento definitivo con pareti e fondo impermeabili “per attuare una bonifica della Valle in 4 anni spendendo 53 milioni di euro dove è prevista la rigenerazione di 10 siti contaminati in provincia più alcune zone di Colleferro” ci pare un approccio di prima istanza eccessivamente sommario ed indefinito.
Ci piacerebbe conoscere alcuni aspetti della suddetta proposta e per questo proviamo a porre dei quesiti anticipando che sarà difficile, però, che gli addetti ci daranno risposte esaustive in merito tanto più che ci consentiranno di accedere ai dati verosimilmente acquisiti. Ci chiediamo: da chi, come e con quali strumenti e da quali ipotetici studi e studiosi che ad oggi non sono conosciuti ai più?
La vasca di confinamento che conterrà materiali inquinanti e contaminati verrà gestita da quali realtà e come?

I materiali come saranno estratti e da quali siti? La propagazione degli inquinanti a valle delle zone ritenute contaminate con quali tecniche è stata controllata e come verrà monitorata nel tempo?

In questo piano di risanamento i comuni che rientrano nel SIN come Ceccano – dove la situazione da affrontare appare urgentissima – e Supino, Frosinone, Patrica, Morolo e quelli limitrofi in qual modo saranno coinvolti in questa rigenerazione? E in futuro, come saranno preservati dall’ulteriore livello di sostanze nocive e dalla stessa propagazione dell’inquinamento esistente? Lo stoccaggio di questi materiali inquinati da chi, come e con quali mezzi sarà trasportato presso questa vasca di raccolta e che rischi ulteriori la dislocazione comporterà?

I siti inquinati dismessi sono tutti catalogati e come si intende intervenire su questi? In che modo saranno controllate le cave di materiali lapidei ed inerti riconosciute ufficialmente e quelle abusive lungo il fiume Sacco e il fiume Cosa?
Dunque, fatte queste dovute riflessioni, torniamo a dire che invece basterebbe molto poco e molto meno per attuare un serio programma di monitoraggio in tempo reale e di controllo dell’intera zona interessata. Il solo uso del sistema REM -di cui abbiamo anticipato nel mese scorso i presupposti tecnico scientifici e che è al vaglio di un protocollo di sperimentazione – permetterebbe di rendere edotti i cittadini con un’azione di trasparenza ed immediatezza rispetto alla circolarità dell’informazione che riguarda il danno ambientale che va a riprodursi. Aggiungiamo che i cosiddetti tavoli tecnici potrebbero, poi , enormemente giovarsi di consulenti gratuiti che, conoscendo norme, regole e territorio, potrebbero diventare nell’immediato i punti di riferimento provinciali e regionali per gestire le emergenze e la prevenzione.

La politica e gli amministratori sapranno avvalersi di questa strategia di governance dal basso che noi proponiamo da anni?

Ce lo auguriamo.

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