Covid-19: un virus, le tante velocità, al centro l’uomo solo. La crisi

Non si può stare tranquilli, lo potrebbe essere solo un irresponsabile. Il virus covid, la scienza vs la politica meglio dire la competenza vs il vuoto di saperi, l’uomo lasciato solo al centro di uno squilibrio globale, la crisi di un tempo strano- sconosciuto- astorico- equivoco- lento e velocissimo assieme- capitalistico. E poi l’Europa, la Cina, la Russia, gli Stati Uniti d’America e i conflitti sociali laceranti. Siamo capaci di accettare la sfida che ci impone l’attuale partita di massima rilevanza geopolitica con una Italia protagonista?
Il governo non è stato ancora capace di definire un piano ed un nuovo scenario ne tanto meno una strategia della ripresa e le regioni e i loro governatori vanno in ordine sparso, un fai da te di improvvisazione quasi artistica. Ci dicono che ci stanno lavorando, non loro però ma i comitati tecnici e i gabinetti pieni di esperti e di garanti su un orizzonte che non ha nulla di chiaro se non la frattura sempre maggiore tra élite e popolo.
Una nazione, dunque, divisa dalle ordinanze mentre intanto il virus continua a circolare. Cosa nasconde lo “state tutti a casa” o il “tana libera tutti”? Come difendere i risultanti raggiunti con tanti sacrifici e solidarietà? Come affidarsi fidandosi finalmente di chi competenze e conoscenza ha mettendo da parte inadeguatezze e irresponsabilità di chi detiene il comando? Come accantonare lotte interne tra maggioranza e minoranze ora che c’è bisogno di unità nazionale per le scelte difficili che ci aspettano?
Ed intanto tra un pensiero volto alle prossime rielezioni politiche, un andamento negativo del’economia, sentimenti di sfiducia delle persone lasciate sole al centro di questa voragine dilagante abbiamo superato i ventimila morti italiani di Covid-19 mentre una prospettiva di fine quarantena in sicurezza ancora non si vede. Ancora molto poco si sa su questo virus come delle sue ipotizzate recidive e poco si conosce sull’immunità dei malati una volta guariti e anche dei tempi per la messa in circolazione di un vaccino. Il virus è ancora troppo giovane.

Meglio, allora, sarebbe iniziare a definire una visione nazionale dove: i tamponi siano allargati alla popolazione; il tracciamento dei positivi sia possibile anche se con ritardo superando al momento le regole sulla privacy e con la messa in atto immediata di app e sistemistica di innovazione; i test sierologici siano una certezza prognostica e quindi preventiva e dove finalmente siano regolati i protocolli per i settori industriali perché possa esserci una ripresa piena ed in sicurezza delle attività produttive; dove l’esercito ed i militari siano scaglionati sul territorio nazionale per i dovuti costanti controlli; dove siano resi agibili triage e costruiti ospedali da campo specifici per svuotare reparti ospedalieri e ps causa di contagi e contaminazioni e dove rendere operativa la rete di aiuti alle imprese, agli individui e alle famiglie, ai detenuti, ai preti, alle streetwalker, ai homeless, alle comunità rom diventi un atto reale.
Attrezziamo i decisori locali alla geolocalizzazione dell’epidemia a seconda del reale pericolo tale da rendere possibile l’apertura e la chiusura dei nostri territori escludendo burocrazie, lungaggini amministrative, malintenzionati e poteri grigi. Solo così tornerà un tempo buono, un tempo dove potere finalmente tornare a sperare.

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