Covid-19: quale ripresa?

Sintesi conference call Rete La Fenice con Bonaviri ed operatori del servizio socio sanitario locale, volontari del terzo settore, responsabili di cooperative autonome del comparto agroalimentare -( 7/ 8/ 9 aprile 2020)

In queste splendide giornate primaverili vorremmo che il tempo tornasse ad essere nostro. Purtroppo invece, non è così. Per il perdurare degli alti valori della diffusione della pandemia si continua a privilegiare la tutela della salute pubblica e la distanza sociale e se pur la quotidiana comunicazione dei numeri non bastasse troveremmo la forza nell’accettare la limitazione delle nostre libertà dalle immagini dei ricoverati, degli anziani, dei deceduti gettati nelle fosse comuni, il tutto senza alcun conforto e la troviamo anche oltre il quotidiano perchè per ognuno individuare la strada di uscita é ora fondamentale.
La necessità di riconvertire interi reparti di ospedali civili per i colpiti dal Covid-19, ha compromesso altre specialità ed in particolare ha fatto rinviare a date imprecisate interventi medici e chirurgici, test diagnostici, visite di controllo, attività ambulatoriali e sociali di cui invece si ha urgentemente bisogno, con la differenza che la risposta che viene dagli ospedali e servizi delle grandi città è assai diversificata rispetto alle esigenze di cura della nostra provincia con molti ospedali chiusi negli anni addietro e con una medicina di prossimità purtroppo ancora frontiera lontana.
Oltre alle difficoltà del sistema sanitario congestionato emerge che soprattutto l’assistenza sociale e delle stesse organizzazioni di volontariato manifesta ormai limiti reali per la pressione che arriva da chi non ha nulla, neanche più il necessario per comprare cibo.
La tensione è alle stelle. Parliamo di persone che vivono da sole, di malati, di interi nuclei familiari senza lavoro, dei lavoratori sommersi, del rischio di aumento il radicamento di clan malavitosi e di tutti coloro che non possono più svolgere la loro attività autonoma, di anziani allettati, di diversamente abili abbandonati a se stessi. Ripensare ad una visione di Paese diviene urgentissimo.
Di questo si sono fatte in parte interpreti le associazioni della Confindustria di alcune regioni del Nord anche con la petizione del Friuli su Draghi presidente del consiglio e che hanno chiesto già da giorni al governo l’autorizzazione per far ripartire le filiere delle imprese. Bisognerà essere cauti.
Nell’immediato le attività che rappresentano in pieno anche quelle del nostro territorio come il settore commerciale e il turistico (ristorazione, alberghi, attività ricreative e culturali, le terme con i centri benessere) appaiono le più penalizzate ed è forte il rischio che dopo mesi d’inattività il sostegno promesso dal governo non sia stato tempestivo e sufficiente e sia determinante il credito riconosciuto dalle banche. In tutto ciò emerge che purtroppo potrebbe avvenire il ricorso al circuito finanziario illegale ove operano soggetti interessati a riciclare denaro per ripulire i proventi delle attività malavitose: è quanto è stato già denunciato dalle più importanti procure della repubblica italiane.
Nella nostra provincia è tutto fermo ed il sistema produttivo subirà le conseguenze che si temono come in tutta Italia. Non sappiamo quale siano i dati ufficiali di una pressione esercitata dalle persone in difficoltà sulla rete dell’assistenza e di questo è necessario informare l’opinione pubblica per un’azione immediata a favore di sostegni reali legali che impediscano l’usura sulle famiglie e anche sui piccolissimi imprenditori. Soprattutto quelli del settore agroalimentare e dei servizi proveranno a rimettersi in moto senza sapere quale sarà la risposta dei consumatori e del sistema economico. La crisi localmente va contenuta anche riattivando le opere pubbliche, fra le quali quelle di recente finanziate per la messa in sicurezza del territorio regionale.
Solo fra qualche mese sapremo cosa è accaduto a seguito del blocco. Alcune attività richiederanno un adattamento (quanto influirà sul futuro aver implementato gli acquisti on line ed il lavoro agile?), altre dovranno riconvertire la produzione per rispondere ad una nuova domanda di beni.
Nel contempo preoccupa il crollo delle vendite dell’auto. L’impianto di Piedimonte San Germano e l’indotto sono un’importante leva per la crescita del nostro territorio; il ritardo tecnologico che Fca ha dimostrato nella produzione di auto ibride ed elettriche fa temere che aumenterà l’invenduto prodotto dall’impianto cassinate e di conseguenza crescerà il numero dei lavoratori in cassa integrazione, con grave danno per il reddito di tutta la provincia mentre sempre nella nostra provincia un settore particolarmente interessato alla riconversione sarà il chimico-farmaceutico per la prevedibile nuova organizzazione della sanità pubblica, per la domanda di farmaci innovativi e l’incremento dei prodotti per l’igiene di maggiore efficacia. Un progetto, quello del biotech locale e della bioeconomia che l’Area Vasta Smart sta perseguendo da anni, inascoltata da una politica sempre più arida ed incurante del bene pubblico e dell’intero rilancio innovativo della periferia laziale.

(L’immagine risale ad un periordo pregresso il lock down)

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