Covid-19 : dove siamo, dove andiamo.

Serve un salto di mentalità. Ad oggi siamo a 211.938 casi totali, 99.980 casi attuali, 29.079 vittime, 82.879 guariti e da oggi 4,5 milioni di persone in più si muoveranno per la fase 2.
Evitare una seconda ondata mettendo in atto le reti sociali ma anche l’analisi dei dati, i modelli matematici, le tracciabilità incrociate, la geometria e i sistemi complessi ( tutti punti che in questi mesi di eccezionale straordinarietà abbiamo ampiamente dettagliato nel nostro studio di ricerca e di lavoro quotidiano di divulgazione e di informazione) sarà fondamentale come d’altronde spingere l’accelerazione sulla prevenzione territoriale e sulla sanificazione, sul miglioramento delle cure e dei protocolli terapeutici uniformati. Crediamo che la vera differenza per un progetto che migliori la vita e metta in protezione la salute pubblica globale non riguarderà solo i fondi messi a disposizione per la ricerca ma l’intero sistema sociale con tutta la sua rete che agirà da protezione rispetto l’attuale pandemia -tutt’ora in pieno corso- e rispetto ai cambiamenti epocali che ci attendono.

Vogliamo ancora per una volta ricordare i molti errori che sono stati commessi a seguito di superficialità e di settorialità nel valutare il fenomeno corona tanto spaventoso quanto sconosciuto: basti pensare, ad esempio, che dietro R0 c’era una complessità previsionale che non faceva i conti con la velocità di propagazione come con la mancanza di farmaci e soprattutto con quella vasta fetta di popolazione con una elevata vulnerabilità sanitaria e sociale. Un altro esempio riguarda i tamponi che non hanno seguito un modello statistico matematico e demoscopico ma solo degli ospedali per non parlare del fattore di rischio più alto che sta riguardando la SARS-CoV2 indotto dagli asintomatici con un periodo di incubazione della malattia che non è stato valutato e che ha consentito al virus di viaggiare sottotraccia, nascosto, invisibile per settimane e settimane. E’ mancato il riferimento ad un modello complesso che riguardava la mobilità del virus nel suo complesso meccanismo di diffusività e di concentrazione.
Dunque, almeno in questa seconda fase per un salto di qualità necessario, non si può tenere conto solo della responsabilità collettiva e dell’isolamento; va attenzionata nell’immediato la rete vasta di relazioni, la sicurezza, i viaggi, il commercio, i voli- con un nord che rimane ad alta densità industriale ed antropica ed un sud poco colpito ed ”immunizzato” per quanto poco ancora si conosca quest’ultimo fenomeno – in un algoritmo unico che rappresenti come il virus potrà continuare ad innescarsi e a contaminare attraverso nuovi ed eventuali picchi di contagio.
Va anche ricordato che in Italia, e ancor più nella nostra piccola provincia frusinate, le criticità sono anche dipese dal fatto che prima degli ospedali non sono state create linee di difesa fondamentali come pre-triage, ospedali da campo militari, percorsi sporchi o strutture sanitari ed alberghiere che avrebbero dovuto dall’inizio fare da filtro ai pronto soccorsi e agli ospedali civili, dove l’ enorme contaminazione è stata incontrollata ed è poi peggiorata a causa della mancanza di presidi e dispositivi di protezione personale oltre che da atteggiamenti superficiali come il mancato controllo dei condizionatori d’aria, le sanificazione ritardate, le mascherine inesistenti, i vademecum mai consegnati alla popolazione. Non dimentichiamo che ad oggi nel mondo non esiste ancora un reale contenimento e un meccanismo di contrasto del virus; dunque se pur entrati nella fase 2 ed in mancanza di un vaccino il percorso che porterà a vincere rimane quello di testare, tracciare, trattare.
Per testare dobbiamo essere in grado di eseguire tamponi e test omologati; per tracciare dobbiamo avere una miriade di tracciatori competenti e sapere isolare chi da positivo -anche se asintomatico- è stato in contatto con noi e si può arrivare a chi contagia solo eseguendo il tracciamento sulla popolazione. La buona prassi prevede che chi (anche qualora sia in buona salute) sia stato in contatto con un infetto nell’immediato dovrà rimanere in isolamento per 15 giorni mentre se si è stati in contatto con un infetto dieci giorni prima risultando negativo si dovrà rimanere in isolamento per 5 giorni. Questo processo va monitorato costantemente anche con metodologie innovative dovendo procedere con adeguate misure di assistenza territoriale anche quando i pazienti saranno considerati guariti. Per trattare nel migliore dei modi, infine, l’isolamento sarebbe dovuto avvenire non a casa ma in luoghi idonei messi a disposizioni dal servizio sanitario pubblico-privato. Non é mai troppo tardi.

Oggi ai rappresentanti politici vogliamo chiedere uno sforzo maggiore: competenza, unità, cooperazione, determinazione nelle scelte, carisma che dia sicurezza al popolo , visione del domani. Questo per mettere in atto una immediata strategia difensiva che fronteggi le incognite e le variabili inattese che nelle fase a seguire potrebbero diventare calamitose per tutta la razza

0 Commenti

Lascia un commento

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la tua password?

Lost Password