Covid-19 . Non c’è tempo da perdere, la crisi economia non può proseguire

GRUPPO DI STUDIO SULL’ECONOMIA REALE RETE LA FENICE CON BONAVIRI

Il continuo slittamento dei provvedimenti del Governo per sostenere le famiglie e le imprese nella dura situazione che sta vivendo l’Italia confermano le divisioni interne alla maggioranza malgrado la previsione di uno stanziamento di grande entità, 55 mld di euro, per coprire le diverse esigenze. I quotidiani e le redazioni giornalistiche di radio e televisione pur nella situazione di emergenza che vive il Paese, non ne fanno mistero; le critiche al governo hanno due ragioni: il tempo che intercorre fra quando annuncia un provvedimento e quando viene varato e il tempo che trascorre per divenire operativo, per mettere i soldi “in tasca ai cittadini”.
Il tempo che intercorre fra l’annuncio di un provvedimento e la sua attuazione si sta dimostrando insopportabile per le persone che ne hanno bisogno; ne sono una dimostrazione, le manifestazioni dei titolari delle microimprese (del commercio, dei diversi settori del turismo, della cura alle persone) e dei lavoratori autonomi, al grido di “fateci riaprire” nella speranza che ciò sia sufficiente per tornare alla situazione precedente la pandemia. Purtroppo temiamo che non sarà così per tutti poiché molti di questi piccoli imprenditori già vivevano con una difficile compatibilità tra le spese e le entrate. Anche auspicando che il denaro promesso dal governo e dalla Regione Lazio arrivi prima che sia troppo tardi, dobbiamo essere consapevoli che non saranno i provvedimenti assistenziali a garantire la ripresa della crescita nel nostro Paese.
Da venti anni l’Italia ha un ritmo di sviluppo troppo basso e anche per questo ed ancora di più adesso, ha bisogno d’investimenti come di spendere il tanto denaro di cui potrà disporre contro la crisi per ammodernare il suo sistema dei servizi, delle infrastrutture rendendo così più competitive le imprese. In questi due mesi di clausura abbiamo constatato quante cose si possono fare con lo smartphone e quanto costi meno che spostandoci con l’auto. Questo può riguardare gli acquisti di beni, per una prescrizione medica, per un’operazione in banca e per molto altro ancora; ciò significa che il tempo risparmiato lo si può trasformare in economia spicciola, dunque per farne tesoretto. Il punto più delicato del forzato esperimento di questi mesi riguarda innanzitutto i posti di lavoro che si perderanno; una trasformazione questa che deve necessariamente divenire l’ occasione per creare nuove imprese diversificando i nostri consumi e non per aumentare le disuguaglianze.
Intanto Amazon ha unito i principi dell’economia digitale con quelli dell’automazione ed ha acquisito un vantaggio enorme nel mercato delle vendite avendo creato un sistema logistico che consente di consegnare rapidamente quasi tutto ciò di cui abbiamo bisogno in poco tempo. Saltano migliaia di posti di lavoro e chiudono esercizi commerciali: come si può allora pensare di limitare questa posizione “leonina” di Amazon nel mercato interno ponendo vincoli legislativi e regolamentari? Una battaglia che appare persa perché gli stessi consumatori rivendicherebbero questa forma di acquisto. E’ chiaro, che bisognerà preoccuparsi allora di dare denaro a chi saprà consorziare il commercio di vicinato a costi concorrenziali recando agli stessi consumatori il vantaggio di un acquisto diretto e di una consegna indirizzata.
Questo non è che un esempio che puó fare capire meglio quanto sia importante essere d’accordo nel dare nell’immediato assistenza a chi ne ha bisogno ma a maggior ragione preoccuparsi di dare denaro a chi potrà produrre profitti creando posti di lavoro. L’esempio che si è fatto della multinazionale statunitense Amazon richiama con chiarezza il pericolo che in questa situazione di crisi, le imprese italiane divengano preda di interessi contrari a quelli nazionali: come proteggerle? La difesa di alcune di queste imprese, allora, deve nell’immediato rispondere a scelte di politica industriale di prospettiva e non solo di salvataggi; s’impone una dura valutazione ma la ripresa della crescita dopo l’attuale gravoso tracollo non consentirà più stime assistenziali come quelle che abbiamo conosciuto in passato.

Su queste scelte la posizione del Partito Democratico è netta: sì al reddito di emergenza per i cittadini non coperti dal reddito di cittadinanza, proroga delle diverse forme di cassa integrazione, soldi a fondo perduto alle piccole imprese ed avviamento di investimenti. I contrasti all’interno del Movimento 5 Stelle fanno pensare che il governo Conte potrebbe non volere assumere decisioni coerenti con l’urgenza di salvare il Paese e milioni di cittadini dall’impoverimento (stupisce l’opposizione che una parte del M5s esprime alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di lavoratori dell’agricoltura e dei servizi che metterebbe finalmente fine ad un loro sfruttamento).
Non c’è tempo da perdere: il presidente del consiglio trovi in queste settimane la giusta sintesi che urge al Paese, altrimenti passi la mano.

0 Commenti

Lascia un commento

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la tua password?

Lost Password