“Oggi per un domani”. Il Pd è tornato a riunirsi

Si è conclusa da poco la due giorni del Pd, due giorni che han visto riunita una rappresentanza nazionale del Pd presso l’abbazia di San Pastore, un ex monastero cistercense in provincia di Rieti. Sembra essere partita così l’idea di un modello politico da riformare, un piano strategico per l’Italia che prevede la rifondazione della sinistra.

E pensare che solo nello scorso novembre ci eravamo ritrovati in tante e tanti, alla tre giornate di Bologna per inaugurare una nuova stagione del Pd “Tutta un’altra storia” nel segno che un’altra Italia fosse possibile: possibile all’aperto delle piazze, tra la gente più diversa, senza il bisogno di serrare le fila in un luogo chiuso e per pochi intimi. Ma bene così perchè magari Bologna fu solo propedeutica ad isolare il rischio massiccio di deriva sovranista e compatibilmente con quanto avvenuto ora al conciliabolo di Rieti.

Ci dicono, infatti, che potrebbe essere urgente un nuovo congresso di svolta, un “partito nuovo” non un nuovo partito perché molte, oggi, sono le incognite : dalle elezioni in Emilia, alle trappole del referendum, alla legge elettorale, alla tenuta del governo e noi ci crediamo perché delineare un campo ed un tragitto nuovo appartiene sempre a scelte coraggiose e lucide.
E ci crediamo tanto che riteniamo che dovranno essere proprio i territori e le periferie come questo a doversi far carico già da domani di accelerare il progetto di ristrutturazione del campo largo, aperto alla democrazia partecipativa vera in modo tale da rallentare nell’immediato il rischio fratricida tra le componenti interne e soprattutto per frenare egoismi e narcisismi di capi corrente, figliastri, figurine varie volendo quindi provare ad evitare l’insidia rovinosa di quel teatrino messo in scena negli anni dagli stessi uomini dell’ apparato. Gente usurata dalla mala politica e che, come già avvenuto in passato, rischia di perdere di vista le reali esigenze e novità richieste, correndo a chiudere trattative di permute in versione rinnovata e pur sempre contro il nostro territorio.

Ponendo fine al retaggio di ex appartenenze si potrà nell’immediato fare una elaborazione del lutto, rispettando ciascuno anche per le diverse scelte fatte. Diventare l’ alternativa alla destra non sarà difficile se alleanze, programmi, autorevolezza sulla scelta delle nuove candidature -non più a noleggio e al ribasso come finora voluto dall’uomo solo al comando- contamineranno teste e cuori e se a mani nude, senza lamentare stanchezza, si continuerà ad estirpare gramigna.

Giuseppina Bonaviri
Delegata Nazionale Pd

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