Si è conclusa la Plenaria del Comitato europeo delle Regioni ( CdR) che inaugura il mandato 2020-2025. E il nostro territorio?

Coesione territoriale, bilancio dell’Ue, fondi strutturali che mettono a fuoco come sia fondamentale proseguire il sostegno al percorso attivato dal protagonismo delle Regioni e della politica di coesione ma come sarà ancora più importante -per gli entroterra come quello frusinate- rivendicare un ruolo per le città che, però, attualmente ancora non è riconosciuto da Bruxelles .
Integrazione vuol dire rafforzare il ruolo delle città e delle aree metropolitane avvicinando l’Europa ai cittadini e vuol dire lavorare ad un processo di riaffermazione delle aree interne che non potrà emergere se il paradigma amministrativo attuale non cambia. Co-economy e sistemi di welfare, algoritmi ed ecosistema di democrazia digitale, economie trasformative come quella relazionale e Green New Deal, tutto va in una direzione che sembra opposta a quello che invece avviene nelle nostre piccole realtà e comuni locali e soprattutto negli incontri autogestiti da amministratori e cittadini che non si preoccupano di guardare seriamente le evoluzioni della società del cambiamento magari utilizzando semplicemente forme elementari come quella di formare informando.
Non è più consentito ad alcuno ora, per una manciata di voti o per semplice sete di personale visibilità e smania di protagonismo, sfruttare il malumore delle comunità bullizando la nostra gente migliore e creando paludi.
C’è da sbloccare l’evoluzione di flussi interni e le progettualità complesse non incitando alle paure e all’odio in un territorio che è già stato troppo usurato, violentato e usato come la Ciociaria.
Intanto, si presenta un Piano 2030 decennale per il Sud comprensivo di 21 miliardi di euro rimanendo comunque la vera emergenza l’esodo delle nuove generazioni, la carenza di nascite, la recessione con un comparto industriale nazionale calato del 4,3%, un Governo sempre più fragile, le infrastrutture ferme, l’affossamento dell’Ilva e della Whirlpool di Napoli, il corvirus19, i decreti sicurezza, l’affare Roma.
Una proposta, allora, nasce spontanea ed è quella della creazione di una Agenda OpenLab quale cantiere aperto di confronto che coinvolga il mondo della ricerca, le comunità di pratica, i protagonisti delle istituzioni, le competenze di chi fa impresa con l’obiettivo di individuare in un breve periodo risposte possibili alle grandi urgenze del presente e di tutti i nostri spazi locali dando vita a territori che abilitano il progresso e non a facili fake news che aiutano solo l’odio di piazza.
La conoscenza frutto delle esperienze scientifiche e dell’aggregazione di dati tecnici creerà, allora, il vero asset economico: un bene proprietario messo a disposizione per la prossima locale programmazione pubblica, strumento di marketing e di orientamento dei consumi e del ruolo che dovrà avere l’ascensore sociale.
Educare alla democrazia, alla governance, alla convivenza civile e solidare contro le città e i capoluoghi dei conflitti, delle paure, dei rancori, degli squilibri sarà priorità per il progresso di tutte e tutti a partire proprio dai rioni e dai quartieri che viviamo quotidianamente.
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