E’ tempo di accettare cambiamenti significativi

E’ tempo di lavorare alle svolte. A casa nostra, in Italia, c’è la crisi e a casa nostra mai come ora siamo impreparati. Una responsabilità quella della politica, degli intellettuali, dei cittadini che se declinata può smuoverci dal sopore del riduzionismo demagogico e populista e dall’attuale analfabetismo democratico.

Non sarà certo quel piccolo consenso europeo concesso al PD che può essere la prova dell’offerta riformista, c’è ancora molto da costruire. Di certo è che rimane il deficit di proposta strategica per rifondare un patto rappresentativo – di tattica ce ne è fin troppa – che è un problema di pensiero mancante oltre che di evidente immaturità delle classi dirigenti. Riavvicinare il potere al sapere è una priorità della democrazia volendo delegare nuovamente agli intellettuali la guida dei processi decisionali, stanchi di vivere una repubblica piena di immaturi e di incapaci che a fondamento dei processi liberali hanno gettato la loro ignoranza.

È’ urgente un patto sociale per lo sviluppo: non siamo mai stati all’avanguardia eppure oggi, in una estate infocata dal caldo e dalla crisi politica, c’è l’emergenza di definire processi di modernizzazione e di azioni smart che vadano dalla capacità di attirare capitale umano alla visione di amministrazioni lungimiranti. Nell’era della cosiddetta umanità multiplanetaria, del post-digitale, delle modifiche del Dna e dell’endogenetica, della guida automatica, dei treni ad idrogeno, della mobilità integrata, del riscaldamento climatico, della Groenlandia a Trump, dell’etica e dell’intelligenza artificiale, di una popolazione mondiale che nel 2050 sfiorerà i 10 miliardi e sarà caratterizzata sempre più da anziani il nostro entroterra non può continuare a tollerare mala gestione ed interlocutori che non danno risposte. Costoro, infatti, sempre più occupati nel presidiare sagre e festicciole tra pseudo fan plaudenti, selfie e brindisi si mantengono ancorati alle campagne acquisti unicamente per il “famoso” posto al sole con grande dispendio di valore economico e di capitale.

Uno scenario impietoso al quale si dovranno contrapporre atteggiamenti seri per attivare provvedimenti ed azioni propulsive urgenti. Ed ecco allora che le proposte diventano l’ossigeno per noi della ciociaria. Dunque, per ridare, innanzitutto al lavoro, un posto di primo piano vanno intraprese opzioni mirate con la diretta partecipazione degli stessi lavoratori (250 mila a rischio) che invece finora sono stati emarginati dai 160 tavoli di crisi e nelle scelte operative attive del rilancio di formazione.

Anche i tre sindacati e Confindustria chiedono un piano straordinario come il rilancio di infrastrutture sociali, presidi funzionanti di prossimità per la sanità, scuole e asili, manutenzione insieme ai progetti diretti alla sostenibilità ambientale e al 4.0. Ripensare un territorio significa ridiscutere di un sistema industriale titolato a garanzia della rinascita. Investire dalle nostre parti e in tutto il Sud Italia – dove l’impresa è più micro che piccola – gioverà al Nord che si fa forte dell’autonomia differenziata.

Lo Stato rilanci la spesa pubblica e corrente con investimenti seri, puntando all’innovazione dei processi e delle persone e con a cuore l’unità del Paese. Oggi, molto più di ieri, tutto questo è fondamentale anche per ridare smalto ad una fiducia e ad un credo elettorale ingiallito e segregato da lungo tempo.

-Parte prima-

Giuseppina Bonaviri

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