Per un progetto cittadino condiviso

L’impoverimento culturale e della coesione sociale sono sempre stati gli indici del declino di un territorio. I conflitti prendono il posto del dibattito democratico e non consentono scelte strategiche di lungo periodo; tutto ruota intorno a tatticismi e convenienze immediate di singoli, gruppi e lobby, bramosia di potere, assenza di etica.

Un luogo con queste caratteristiche è destinato al declino, inevitabilmente. Cantierare cultura e buone prassi (e non solo le preoccupazioni e le paure di portare a termine consiliature e benefici personali) può fare la differenza contro gli anni di mala gestione del patrimonio comune ed amministrativo in una terra che, come la nostra, ha ereditato enormi ricchezze naturali. Questo può succedere anche in un piccolo comune di periferia come Frosinone, che se pur capoluogo, non sta certo brillando per crescita e progettualità.

Frosinone ha avuto il primato di produrre pochissime opportunità e grandi diseguaglianze, dove sono stati la demagogia e la pusillanimità della classe al governo a prendere piede – tratti questi paragonabili più a liti da cortile che ad avanzamento di visione se si pensa agli attuali fenomeni espansivi della globalizzazione ed della internazionalizzazione delle grandi metropoli con i suoi percorsi economici e sociali- che non gli scopi collettivi che invece dovevano essere garantiti ai suoi abitanti.

La gratuità di un gesto come la cura e la protezione della comunità con la sua identità passano da piccole azioni quotidiane che rispondono ai bisogni più semplici: investimenti in cultura, centri di incontro quali biblioteche di quartiere, palestre e poi ancora asili, verde pubblico, piazze, ambulatori di prossimità, doposcuola, sicurezza dei luoghi più a rischio, tutte infrastrutture primarie utili al miglioramento dei parametri vitali di un centro.

Costruire nuova speranza a partire dai vicoli, dai condomini, dagli ospedali, dai luoghi di incontro pubblico per riarmonizzare ambiente, politiche di welfare, di lavoro, di impresa responsabile non è difficile. E allora, portare al centro della strategia politica le persone con le loro esigenze per un riscatto sociale deve diventare l’agenda condivisa dei prossimi progetti per Frosinone e l’intera provincia.

Governare vuol dire essere al servizio e non stare in perenne campagna elettorale, vuol dire faticare, investire, risolvere nel presente le sfide del domani, vuol dire credere. Serve, da subito, uno scatto per dare senso e speranza a questa terra abusata, violentata, dimenticata.

La gente ha bisogno di sapersi realmente attiva, nei luoghi pubblici come in quelli privati, consapevole che qualità di vita e progresso possono viaggiare assieme per un futuro migliore: quello dei figli che, finalmente, non saranno più obbligati ad espatriare altrove.

Giuseppina Bonaviri

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