Francesco De Angelis, ora mantieni la promessa!

Caro Francesco,

eccoci finalmente arrivati ad una nuova fase. Manterrai la promessa di una rivoluzione nel Partito Democratico locale?

Lo dichiari in una recente intervista, sottolineando che è urgente accogliere un cambio di passo che il PD provinciale e non solo, attende ormai da anni.
Ne sono felice perché c’è davvero un grande bisogno di rinnovamento. Di un rinnovamento vero, però, e non invece solo come di quello tanto gridato ma tanto sterile che vediamo latrare dall’ attuale Governo nazionale.

La fase politica che vuoi e chiedi di concorrere ad aprire -se non lo si farà solo formalmente- deve certamente avere come soggetto credibile il PD ma è anche assai chiaro ed ovvio con la diretta partecipazione ed il coinvolgimento di tutti i territori, nel sacro rispetto di quanto ora la nostra locale comunità sta esprimendo, bisognosa di rassicurazione e di futuro possibile.
Di questa svolta che il basso chiede e della necessità di mutamento di un sistema troppo ingessato ne è stata data prova nella mia personale e recente candidatura in qualità di capolista provinciale della mozione Martina alle Primarie nazionali PD che, come ben sai, ha portato un ulteriore e diversificato consenso al Partito, un consenso che va oltre le tessere, le recriminazioni e le vecchie componenti ratificate. Intanto io sono diventata delegata nazionale per volontà di tante e tanti che non si sarebbero avvicinati a voi senza questa mia presenza. Gli elettori e le elettrici, premiandomi, hanno riconosciuto che la mia candidatura aderiva alle loro aspettative, aspettative inusuali per un partito che in provincia frusinate è stato troppo a lungo gestito solo da maggioranze, senza una reale rappresentanza partecipativa popolare e di rete. Un elettorato che reclama giusta visibilità.

A dire il vero, il Partito Democratico locale fa ancora una certa fatica ad accettarlo e a riconoscermi (come d’altronde dimostrano i fatti della federazione provinciale che nelle sue frequenti azioni -nascondendosi dietro interpretazioni artificiose- escludendo me dalle riunioni, dal confronto politico e dagli incontri pubblici ed ufficiali sancisce di fatto un modo consueto di procedere, contrario alle richieste di questo nuovo corpo elettorale che, avendo deciso di eleggermi in Assemblea Nazionale, reclama l’apertura di una nuova stagione ed il doveroso riconoscimento di chi si impegna fuori dalle consuetudini di fazioni o frange. Dopotutto, semplicemente la stessa cosa che tu stesso stai ora chiedendo al PD.

Saranno molte le azioni che dovrai sollecitare se vuoi davvero realizzare quella rivoluzione interna di cui parli; due però da subito mi paiono essere prioritarie.
Riconoscere le diverse esperienze di partecipazione civile ed evoluta presenti nella nostra provincia dandogli la dovuta rappresentanza, senza vincoli di appartenenza; quei vincoli invece che finora sono stati richiesti a chi voglia candidarsi nel PD imponendogli di aderire ad un notabilato locale con l’unico scopo di controllare porzioni di elettorato senza alcuna generosa ambizione di fare crescere il prestigio del partito o per sostenere le sue tante e necessarie battaglie politiche fuori dalle ipocrisie.

Vedo una seconda urgenza nei limiti di una comunicazione che appare totalmente insufficiente; in una epoca social sembra un paradosso che quella che viene a mancare quotidianamente – dalle nostre parti- è proprio la comunicazione di partito che invece necessita per accendere ed animare il dibattito sui diversificati ed urgenti avvenimenti che viviamo. Non vorremmo che tale atteggiamento stia diventando sintomatico di disuguaglianza, carenza di equità e parità, noncuranza dei diritti.
La stampa locale continua a dare un’informazione politica, forse utile a capire “i giochi” ed i posizionamenti di amministratori comunali come dei cosiddetti maggiorenti politici mentre è auspicabile che il PD possa finalmente trovare il coraggio di dare voce con continuità al progetto, ai contenuti, alla lotta, alle minoranze.

Tanto viene auspicato anche dal nostro Segretario nazionale che chiedendoci la disponibilità ad accettare una rivoluzione interna è ben consapevole che la nuova linfa della partecipazione potrà arrivare solo se sostenuta e benaccolta, attraverso dibattiti aperti, democratici, con diritto di tribuna e di parola, per un confronto franco e leale non emarginando le differenze culturali che al nostro interno esistono e che sono vitali per la crescita della sinistra.

Pertanto, Francesco, spero davvero che sia finalmente arrivato il momento di mettere fine alle simulazioni dando priorità a questa fase innovativa che dovrà superare divisioni, separatezze, fratture, dispute infeconde imposte dalla classe dei rappresentanti locali che si tiene aggrappata alle percentuali e ai poltronifici per frenare chi, invece, davvero crede che rigenerare il rapporto con i cittadini – di qualunque credo politico – sia possibile, sperando di farne elettori consapevoli e convinti magari di un partito che come il nostro merita attenzione e rispetto.

Con sincera stima,
Giuseppina Bonaviri

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