L’Assemblea #ONU, Jair Messias Bolsonaro, l’Amazzonia e la mobilitazione giovanile per salvare l’ecosistema

Si è molto parlato dell’Amazzonia, di quella Amazzonia che era in fiamme, di quegli incendi avvenuti e che non hanno colpito solo il Brasile (l’Amazzonia si diffonde dal Brasile, al Perù, alla Colombia ed in molti altri paesi).

Secondo fonti ufficiali della NASA risalenti al 13 agosto 2019 con aggiornamento al 22 agosto 2019 nella foresta pluviale amazzonica era arrivata la stagione degli incendi. Il Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) sul satellite Aqua della NASA ha catturato immagini dei diversi incendi che si sono verificati negli stati di #Rondônia#Amazonas#Pará e Mato Grosso.

La Nasa sostiene che “nella regione amazzonica, gli incendi sono rari per gran parte dell’anno perché il tempo umido impedisce loro di iniziare a diffondersi. Tuttavia, tra luglio e agosto, l’attività aumenta a causa dell’arrivo della stagione secca. Molte persone utilizzano il fuoco per mantenere i loro terreni, agricoli e agibili ai pascoli e per sgombrare la terra proprio a scopo produttivo. In genere, l’attività raggiunge un picco all’inizio di settembre e si ferma principalmente a novembre”.

Le stime de ‘Il Global Fire Emissions Database’ – progetto di ricerca scientifico della NASA che compila, analizza e monitora le condizioni complessive in queste zone – hanno confermato che i dati peggiori degli ultimi diciassette anni sono stati quelli del 2005, con oltre 160 mila chilometri quadrati rasi al suolo dagli incendi. Sotto accusa si sono ritrovate le scelte che hanno favorito l’agricoltura intensiva e che sarebbero state all’origine della deforestazione, decisione politica risalente a molti anni fa. Il problema, anche per queste considerazioni, ha assunto come si ricorderà nelle settimane scorse carattere di interesse internazionale.

Si è parlato di come aiutare e salvaguardare questa zona considerata da molti Stati il polmone del pianeta e di come la Francia abbia sostenuto la necessità di un fondo economico da rendere disponibile per aiutarla. Il presidente brasiliano Bolsonaro, qualche giorno fa, ha aperto la 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite ribadendo invece il diritto sovrano a gestire la questione interna e sostenendo che “l’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità. È un errore ed un malinteso affermare ciò. La regione amazzonica rimane virtualmente intatta, ed è la prova del fatto che siamo uno dei Paesi che più protegge l’ambiente”.

Questo avviene mentre il ghiacciaio sul Monte Bianco è in bilico e a rischio distacco, in un tempo in cui molti giovani italiani senza alcun partito alle spalle si mobilitano autonomamente per salvare l’ecosistema oggi a rischio.

Stiamo vivendo un momento storico dove – come ha dichiarato Massimo Cacciari in una sua intervista al Corriere della Sera – “non si può rischiare con l’ideologia dell’incompetenza”. Ecco allora che ancor più ora sembra letico parlare un linguaggio qualificato, di etica, di preparazione, di merito, di autorevolezza ad una politica che invece sta diventando sempre più sfogata ed insensibile.

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