Non ci sono scusanti

Non ci sono scusanti
Giuseppina Bonaviri

Il risultato delle elezioni regionali dell’Umbria hanno confermato quelli delle elezioni europee e chi se ne fa meraviglia, stupisce. La coalizione di destra conquista la Regione creando una grande confusione nella coalizione giallorosa che ora deve anche stare molto attenta a non far ricadere sul governo il suo recentissimo insuccesso. Bisogna tenere i nervi saldi per non dare spazio ad una troppo facile resa dei conti interna dagli esiti imprevedibili per l’intero Paese. Il PD perde due punti sul voto percentuale e 15.000 voti nel confronto del risultato dalle europee; se si tiene poi conto di quali le sue responsabilità sulla crisi della Giunta umbra -per i motivi giudiziari che ne sono derivati- è andata anche bene.

Il PD per questi motivi non può più permettersi di sottovalutare il proprio elettorato; un elettorato che rimane di sinistra e che da tempo chiede una più articolata proposta governativa nazionale ma soprattutto la possibilità di fare una sintesi nei territori, in una organizzazione che finalmente torni ad essere attenta alle dinamiche ed esigenze degli entroterra e dei suoi abitanti. Il PD, senza una seria e profonda elaborazione che riparta proprio dai territori rischia davvero scelte mosse solo da convenienze e da squallidi personalismi, nascondendosi dietro alleanze anomale e fuori tempo con la copertura di liste civiche guidate dai capobastone e dai soliti sequestratori, dimenticando identità e visione ma proseguendo invece nel disegno di lottizzazione dei poteri più nascosti.

Il PD non può permettersi di dimenticare che mai come ora l’elettorato sta invece chiedendo alternative e discontinuità che vanno costruite fuori dalle logiche di egemonizzazione, insieme alla gente e a chi crede e combatte. Non basta respingere la sconfitta dietro scissioni e percentuali, c’è bisogno di accogliere le periferie orfane di un progetto di rilancio attraverso una serena riflessione condivisa, coinvolgendo a valanga dal basso, lasciando spazio alle proposte di chi vive la quotidianità in tempo reale, fuori da finti presidi e da gestioni padronali. Le parole non servono, non servono altrettanto proclami o prognostici o ridicole giustificazioni con rimbalzi di responsabilità ne tanto meno pare idoneo insistere sulla via di ulteriori strani allargamenti decisi a tavolino.

Le alleanze strategiche si fanno solo con la fiducia degli elettori. Non ci sono più scusanti per manovre senza anima

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