Innovare la partecipazione politica nei territori per rinnovare il PD

L’assemblea di Bologna si svolge in un momento critico per l’Italia. Le ragioni dei distinguo fra i partiti che sostengono il governo stanno prevalendo su quelle della coesione progettuale dimenticando la scelta di campo che essi hanno fatto nel dar vita alla coalizione: la volontà di fermare l’affermazione di una destra sovranista, antieuropea, omofoba, incapace di reagire agli episodi di razzismo e antisemitismo necessaria a rilanciare un nuovo percorso governativo.

La decisione di apportare alcune significative modifiche allo Statuto ci dice che il PD ne è consapevole e che sa bene che per riuscire a contrastare il consenso che si raccoglie intorno alla peggiore destra si debba poter coniugare l’impegno a sostenere il governo – per una politica di risanamento finanziario e di sviluppo – definendo una nuova forma partito capace nell’immediato di recepire le sempre più diffuse esperienze di partecipazione alla vita pubblica, anche se al di fuori dei partiti stessi.

L’avvio ed il successo di questo processo poggia, necessariamente e largamente, su un processo identitario di diffusione proprio a partire dai territori e dalle periferie. Ci riconosciamo nelle proposte di modifica dello Statuto sottolineando che il PD della provincia frusinate e della nostra Regione Lazio, che ricopre prestigiosi incarichi non solo amministrativi appare, oggi, largamente al di sotto delle sue finalità: lo dimostrano i deludenti recenti risultati elettorali.

Il numero degli iscritti non dà una misura reale del consenso raccolto di anno in anno, prestandosi invece alla semplice esibizione della forza di singoli gruppi nei momenti congressuali mentre rimane essenziale ed a favore del Partito stesso la certezza del confronto proprio ad iniziare dai circoli. Organismi, che se aperti al dialogo con le piazze virtuose e virtuali, rimangono i luoghi della moderna evoluzione politica.

La attività dei circoli, invece, oggi è ai minimi termini essendo aperti solo in occasione di decisioni da assumere plebiscitariamente per alzata di mano, senza che se ne dibatta in precedenza consentendo almeno agli iscritti di concorrere, alle decisioni con gli organismi dirigenti stessi. La conseguenza è immediata, tanto che il partito è percepito dai cittadini come qualcosa per furbetti ed addetti ai lavori, lontano da ciò che ci si aspetterebbe a garanzia di proposte democratiche da condividere col territorio stesso. Una seconda questione va valutata. Nella selezione del gruppo dirigente locale e dei potenziali candidati Giuseppina Bonaviri, Franco Marchesi amministratori la preoccupazione di chi si pone a guida del partito è da anni sempre e solo quella di dimostrare d’essere in grado di eleggere chicchessia con la sola logica che si accetti di rimanere incondizionatamente fedele servitore dei gestori delle correnti. Ciò avviene senza alcun riguardo per la competenza, le intelligenze, l’eccellenza e senza timore che ciò possa comportare la mortificazione di un sano confronto politico, compromettendo idee e proposte su candidature considerate alternative. Un comportamento che viene da anni riproposto malgrado i palesi segnali di fastidio e di protesta da parte degli stessi elettori e attivisti che si materializzano con la proliferazione di liste civiche ed un crescente astensionismo ormai a doppia cifra.

La nostra proposta: valorizzare e sperimentare nuove modalità di partecipazione a partire dal livello territoriale

L’interesse che i cittadini stanno mostrando verso la pratica di democrazia diretta è il segno dell’insofferenza rispetto alle modalità con cui in questi anni i partiti e lo stesso Partito Democratico si è posto nei loro confronti. A questa richiesta risponde solo molto parzialmente la modifica formulata nello Statuto con le piattaforme deliberative ed i circoli on line che partono proprio dall’aspettativa di una seria attività di democrazia diretta capace di riconoscere il valore della mediazione tra le diverse espressioni degli ambiti territoriali (circoscrizionali, comunali, unioni di comuni) e di chi la dovrà rappresentare. Come esempio cito la mia candidatura alle ultime primarie in Ciociaria e quella di Franco Marchesi con il loro conseguente successo. La mia nomina da delegata nazionale e di Franco in qualità di delegato regionale, avvenuta completamente fuori dalle logiche correntizie della provincia frusinate e romana ne sono la dimostrazione. Questo ci dice che si può rappresentare con grande serietà un pezzo significativo di elettorato che il Pd stesso non riuscirebbe ad aggregare diversamente in quanto le solite logiche non sarebbero sufficienti ad aprire e sostenere spazi di voto oltre quelle delle stesse e sole affiliazioni. Il tratto essenziale del modello rappresentativo partecipativo che noi sosteniamo è caratterizzato proprio dalla partecipazione diretta e aperta, non basta quella larga, come tra l’altro avviene già per le primarie del PD. Esse sono un paradigma partecipativo puntuale e riferito specificamente alla partecipazione istituzionale che può essere praticata da tutte e tutti a prescindere dal loro inserimento in qualsivoglia gruppo sociale ma alla sola condizione di essere titolari dei comuni diritti politici. Ciò vuol dire che la democrazia diretta può funzionare se si assicurano precise condizioni socio-politiche e procedure predeterminate. Per queste continueremo a batterci affinché il PD abbia a cuore la partecipazione rinnovata e la governance assieme all’ascolto documentato di tutte quelle istanze e parti civiche interessate ad essere presenti dialetticamente e per scendere in campo.

Per queste finalità si possono sperimentare e consolidare forme periodiche di incontro, anche in sedi non di partito, da parte degli elettori delle primarie direttamente con i rappresentanti eletti negli organismi dirigenti nazionali e nelle istituzioni quale momento di confronto e di rendicontazione delle attività svolte ma soprattutto di elaborazione di nuovi programmi da proporre agli stessi rappresentanti eletti (proposte di legge, scelte sui servizi e beni pubblici, sul mercato del lavoro, sull’innovazione).

Questo è il riformismo che va applicato ai concetti e ai temi come il sociale e i diritti, l’ambiente, la formazione dei giovani,il genere, la salute delle persone, l’istruzione di ogni ordine e grado. In questa battaglia ci dà forza la Carta Costituzionale con l’uguaglianza formale e sostanziale di tutte e tutti davanti alla legge. Nella evidente crisi di valori e di democrazia rappresentativa, i cittadini possono chiedere allo Stato di farsi carico di questo dovere. Sarà, allora, lo stesso “Stato comunità” ad intervenire in una logica di cittadinanza attiva, stimolando le istituzioni democratiche a trovare soluzione alle disattese aspettative. Chiediamo, quindi, a tutti i livelli istituzionali che guidano i territori,che ci sia una seria opportunità per ogni cittadino alla formazione- informazione civica e politica affinché si ottenga la piena partecipazione alla vita pubblica. In assenza di ciò si rischierà di cadere nel ribellismo e si farà confusione fra mezzi e finalità.

La nostra proposta prevede di destinare una parte significativa (il 50%) del 2 per mille del PD delle dichiarazioni dei cittadini di una Regione direttamente alle Reti locali che presentano progetti innovativi di formazione ed informazione che potranno essere valutati direttamente da una Commissione composta dagli stessi componenti della Assemblea Nazionale e regionale che non ricoprano però incarichi governativi di partito.

Un modello questo che può diventare un modo per contrastare la protesta e di chi chiede soluzioni per la collettività. La carente condivisione di progettazione in sedi adeguate come della stessa registrazione della raccolta di pareri rilasciati dai cittadini e la continua imposizione verticistica delle soluzioni sono, ad oggi, tra i principali fattori della crisi della democrazia rappresentativa.  A questa nessuno di noi intende rinunciare: va fortificata con una reale partecipazione dal basso ma accettata e riconosciuta dai vertici del partito stesso. Questa nostra proposta è tesa a far si che si istituisca, con appuntamenti periodici, un gruppo di coordinamento ufficiale e dinamico ai livelli regionali e nazionale, riconosciuto ufficialmente nello Statuto, in cui far confluire competenze e tutti quei soggetti delle esperienze di partecipazione presenti nelle periferie, anche esterni al Pd, che finora sono andati dispersi per non essere stati ascoltati, ignorati, esclusi ed evitati.

È tempo, ora, di agire senza paure, con il coraggio delle azioni, col cuore oltre l’ostacolo.

Giuseppina Bonaviri

Franco Marchesi 

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