Covid-19. Italia vs Germania: spesa pubblica, investimenti, servizi sociali ( da Der Spiegel)

GRUPPO DI STUDIO SULL’ECONOMIA REALE, RETE LA FENICE CON BONAVIRI

-QUESTO GRUPPO NASCE CON L’INTENTO DI ANALIZZARE L’AMBITO DELLA VITA REALE COLLEGATO ALLA PRODUZIONE DEI BENI E SERVIZI CHE RIENTRANO NEL CIRCUITO DI INVESTIMENTI DEL MONDO MODERNO E SOSTENIBILE E DEI PROCESSI DI RICERCA ED INNOVAZIONE IN CONTINUITÀ CON IL LAVORO CHE LA RETE SVOLGE DA ANNI ASSAI OLTRE L’IMPOVERIMENTO GENERALE DI UNA POLITICA AVIDA E “ WHICH PRECLUDES” ( CHE PRECLUDE). IN UN PERIODO STRAORDINARIO, COME UNA PANDEMIA, IN CUI L’INCERTEZZA FINANZIARIA DEI MERCATI NON RAPPRESENTA PIÙ IL TERMOMETRO DEI BISOGNI REALI ED ESSENZIALI NELLO SVILUPPO DEGLI ENTROTERRA, NECESSITERANNO STRATEGIE DI CRESCITA E DI VISIONE CONSAPEVOLI VERSO I MICROSISTEMI E PER UNA ADEGUATA ANALISI DEL SENTIMENT-

Di seguito pubblichiamo l’articolo di apertura di Der Spiegel, il più diffuso settimanale tedesco, per la rilevanza delle affermazioni che vengono formulate. L’editorialista invita la classe dirigente del suo paese a mettere da parte la presunta superiorità teutonica nelle politiche di bilancio e a guardare con serietà gli sforzi che l’Italia ha fatto negli ultimi anni per contenere la spesa pubblica, riducendo investimenti e servizi sociali. Inoltre sollecita la classe dirigente a non essere miope e a riconoscere la gravità dell’attuale crisi (da cui la Germania non è immune) che mette seriamente in pericolo l’Unione Europea. Un opportuno riconoscimento delle qualità di noi italiani.

Editoriale sul Der Spiegel di Thomas Fricke, 01/05/2020(TGCOM24mondo- Gruppo Lombardi nel mondo S.O.S.)
La Germania ha “un’immagine distorta e fatale dell’Italia”, un’immagine che finirà per “fare a pezzi l’Unione europea”.
Lo scrive oggi in un lungo editoriale lo Spiegel, in apertura del proprio sito. Thomas Fricke, che firma il pezzo, non esita a parlare di “tutta questa arroganza tedesca che – non solo adesso, ma soprattutto adesso – è particolarmente tragica”.
E non solo perché “la solita lagna tedesca ha a che fare con la realtà della vita degli italiani quanto i crauti hanno a che vedere con le abitudini alimentari dei tedeschi”. A detta dello Spiegel, la lite sull’eventuale partecipazione dei tedeschi agli eurobond “è imbarazzante”, perché si preferisce “fantasticare sul fatto che gli italiani avrebbero dovuto risparmiare prima”, fantasie che “spiegano la mancanza di zelo da parte della Germania nel far partire al vertice Ue di questa settimana una storica azione di salvataggio”.
Ed ecco l’affondo: “L’Europa rischia di sprofondare nel dramma, non perché gli italiani sono fuori strada, ma a causa di una parte predominante della percezione tedesca”. E ancora: “Forse è per colpa dei tanti film sulla mafia”, scrive il settimanale tedesco ironizzando sui rispettivi stereotipi tra i due Paesi, “forse è solo l’invidia per il fatto che l’Italia ha il clima migliore, il cibo migliore, più sole e il mare”.
Secondo Fricke, “se lo Stato italiano in una crisi come questa finisce sotto pressione dal punto di vista finanziario, dipende – se proprio deve dipendere dagli italiani – dal fatto che il Paese ha una quota di vecchi debiti pubblici, ossia dai tempi passati. Solo che questo ha poco a che vedere con la realtà della vita di oggi, ma con una fase di deragliamento degli anni ’80, il che ha a sua volta a che vedere con gli interessi improvvisamente schizzati in alto”.
Lo Spiegel fa anche un paragone storico sempre molto scottante per la Germania: “Se noi tedeschi non avessimo avuto all’estero amici tanto cari che nel 1953 ci abbuonarono una parte dei nostri debiti, staremmo ancora oggi con un pesante fardello in mano. E come va a finire quando le persone devono continuare a pagare debiti nati storicamente, la Germania lo ha dimostrato alla fine della Prima guerra mondiale, quando alla fine il sistema si rovesciò, come da anni rischia di succedere anche in Italia”.
Inoltre, l’editoriale del settimanale ricorda che “da 30 anni lo Stato italiano spende meno per i suoi cittadini di quello che prende loro, con l’unica eccezione dell’anno della crisi finanziaria mondiale 2009. Questo vuol dire risparmi record, non sperperare”. Il giornale cita anche gli investimenti pubblici “tagliati di un terzo dal 2010 al 2015”, così come “si sono rimpicciolite le spese per l’istruzione e la pubblica amministrazione”.
Insomma: “Dolce vita? Stupidaggini. Gli investimenti pubblici dal 2010 in Italia sono calati del 40%. Un vero e proprio collasso”. Questo mentre in Germania, la spesa pubblica “è cresciuta quasi del 20%”, ossia “lo Stato spende a testa un quarto di più di quello che spende in Italia. Il che in queste settimane si percepisce dolorosamente”.
Una situazione che con l’attuale crisi da pandemia del coronavirus si tramuta “in un dramma incredibile”: “In Italia sono mancati i posti letto e sono morte tante persone che oggi forse potrebbero essere ancora in vita. Non è direttamente colpa dei politici tedeschi, ovvio. Ma sarebbe ben giunto il tempo di smettere con folli lezioncine, e di contribuire a far piazza pulita delle cause del disastro, caro signor Schaeuble (già ministro alle Finanze negli anni più caldi dell’eurocrisi, ndr). O di dire “scusateci” almeno una volta”.E invece “con assoluta serietà” si continua ancora a parlare della “dipendenza da credito” degli italiani, continua lo Spiegel. “Ma anche qui, un piccolo suggerimento fattuale: i debiti privati, commisurati al Pil, in quasi nessun Paese dell’Ue sono così bassi come in Italia”.
Infine: “È giunta finalmente l’ora di mettere fine a questo dramma, e magari proprio con gli eurobond, quali simbolo della comunità del destino della quale comunque facciamo parte sin da quando abbiamo una moneta comune”, conclude Fricke. “Ancora i tedeschi hanno tempo di raddrizzare la curva dopo le contorte settimane scorse: altrimenti l’Unione europea nel giro di qualche anno non sarà più un’unione.
In Italia come in Francia arriveranno al potere delle persone che, come adesso già fanno Donald Trump o Boris Johnson, non hanno nessuna voglia di stare al gioco: quel gioco sul quale la Germania da decenni costruisce il proprio benessere”.

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