Covid-19. Chi raccoglierà le istanze del territorio? Responsabilità individuale, prevenzione, sanificazione, sicurezza: le tante velocità del virus( parte prima).

La formazione, l’eduazione sanitaria, il trasporto, i luoghi di lavoro, lo svago, le vie della cultura, la piazza. E presto, le criticità economiche diventeranno psicologiche e sociali, dunque non c’è solo il virus a rappresentare materiale ad alto rischio.
Non possiamo, comunque, continuare a dare spazio alle mistificazioni nel nostro territorio: mascherine poche ed inadatte con prezzi da calmierare( troveremo imprenditori disponibili a produrle a queste condizioni?), tamponi limitati, visiere- occhiali- calzari e.. .. dove trovarli?, test sierologici ancora in fase di studio epidemiologico con asintomatici latenti e non intercettati, app per il tracciamento e il monitoraggio in alto mare, robotica ospedaliera-telemedicina-strumentistica digitale lontana anni luce, casistiche- dati statistici- indicatori- indici di salubrità non pervenuti, dato dei contagi non definitivo.
E poi, a che punto di certezza siamo rispetto ad una adeguata decontaminazione e sicurezza , di sanificazione ed aerazione degli ambienti di lavoro come degli stessi luoghi sanitari, ambulatori, cliniche private, Rsa, uffici comunali ed enti , biblioteche, supermercati a partire proprio dalla provincia frusinate?
Quale il livello raggiunto per la separazione tra il percorso “sporco” meglio dire dedicato al Covid, e quello “pulito” da tenere il più possibile riparato e lontano dall’infezione come d’altronde per i cosiddetti “monoblocco” dove continuare a seguire i pazienti ricoverati e colpiti dal coronavirus quando bisognerà intercettare rapidamente i casi che ci auguriamo sporadici, per isolarli e per rintracciare i loro contatti? Le strutture di emergenza- urgenza sanitaria applicheranno rigorosamente la separazione dei percorsi, con il pretriage e quindi per garantire in tutte le fasi al paziente la massima sicurezza? Chi lo assicura e chi lo controllerá?
La comunità scientifica in queste ore si sta, tra l’altro, domandando : “Chi accerterà la quota di casi di Covid-19 registrati dal sistema di sorveglianza di cui non si conosce l’origine? Quanti focolai di trasmissione (catene di contagio) sono ancora aperti? Qual è la quota di casi Covid-19 che giungono alla segnalazione per la prima volta come i casi gravi? Esiste un sistema di sorveglianza di ‘tosse e febbre‘ diffusa sul territorio attraverso pediatri di famiglia e medici di medicina generale che segnali precocemente eventuali focolai epidemici? Esiste un sistema di allerta che negli ospedali del territorio sia in grado si segnalare nell ‘immediato un eccesso di ricoveri per malattia respiratoria acuta grave?”. Chi risponderà a queste domande dalle nostre parti?
Da una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità , inoltre, emerge anche la possibilità di utilizzare un metodo veloce attraverso l’ispezione delle fognature “per rilevare la presenza del virus e controllare l’epidemia”. I primi dati su Roma e Milano sono pubblici. Nel nostro territorio chi deciderà se e come procedere in tal senso?

Per tutto questo e molto altro speriamo che il dipartimento di prevenzione della Asl locale e le varie dirigenze strategiche, l’ ordine dei medici provinciale e gli ordini professionali sanitari preposti, l’amministrazione provinciale, l’ agenzia sanitaria regionale, la protezione civile locale con gli uffici comunali addetti e le prefetture possano affrontare le questioni irrisolte ed imporsi in uno sforzo comune, coordinato, teso ad individuare, condividere e diffondere esperienze, buona prassi, regole. Norme che saranno fondamentali per il controllo del territorio e per fronteggiare la riapertura di questa nuova fase dell’emergenza virale; uno stadio questo che si presenta , purtroppo, ancora complesso e assai insidioso.

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